Le case dei vuoti e coi pieni di Daniele Petruccioli

La casa delle madri

In un tempo di costrizione ad abitarle, mentre noi ci si svuota, un romanzo su quello che avviene in ciascuno. Qui e ora. In un tempo in cui le uniche case restano le barriere che trattengono i nostri corpi, un romanzo bellissimo, La casa delle madri di Daniele Petruccioli (Terrarossa edizioni). 

Conoscere una casa implica essere parte di quelle fondamenta per le quali si deve essere disposti a distruggersi, per ricostruirsi. Abitarsi e accogliere gli altri.  

Attraverso una densità narrativa che non abbandona mai il lettore, per 300 pagine circa, Petruccioli restituisce case abitate da generazioni di famiglie. Sebbene, ciascuno dei personaggi sia un mondo a sé, una stanza a parte, rispetto allo spazio e al tempo degli altri. Fra tentativi di convivenza, l’imbarazzante schiettezza con cui ciascuno cerca di prendere dimora nella propria esistenza, anche fra “famiglie di vivi che non si conoscono”, lo spazio delle case di Petruccioli è sempre vuoto. Denso di tempo. Gli stessi nei quali “i morti si aggirano per camere scomparse, facendo inciampare i vivi in cose che non dovrebbero stare dove stanno”. E tutto sembra poterlo toccare, annusare, ascoltare, soprattutto il silenzio, con cui l’autore fa dialogare i suoi protagonisti: Sarabanda e Speedy, insieme ai loro figli gemelli, Ernesto ed Elia. Così reali, da risultare impalpabili. E’ con loro che il lettore si pone una serie di dubbi rispetto ai luoghi di provenienza e quelli in cui viviamo, fuggendo continuamente. Il senso delle nostre relazioni: “Noi crediamo di legarci a relazioni, sentimenti, persone; ma siamo molto più legati ai luoghi e agli oggetti che hanno accolto noi, e queste persone, coi sentimenti che ci siamo suscitati a vicenda e le relazioni che abbiamo intessuto. Sono i luoghi e gli oggetti (i corpi, i corpi puri e semplici), con la loro malleabilità, la loro possibilità di essere toccati, la capacità di adattarsi, a raccontarci di quelle relazioni, di quelle persone e dei nostri sentimenti verso di loro: a dirci, cioè, di noi”.

Nelle case di Petruccioli i sentimenti si stratificano, sedimentandosi attraverso le incrostazioni sui muri delle stanze. Altri li si mette al riparo, preferendo pavimentarli, piuttosto che il loro fiorire. 

Con Elia ed Ernesto, gemelli che per tutta la vita si rincorreranno come due “rette parallele”, ciascuno sperimenta il senso della propria complementarietà, riconoscendosi parte, ognuno di quei vasi comunicanti in cui la malattia è parte della stessa cura, congenita o causata che sia. “La morte è un grande catalizzatore”, il cemento. Armato. 

Tutti i personaggi del romanzo sono continuamente in guerra con se stessi. Perché intorno a loro non vedono la pace. Ed è per questo che qualsiasi casa, strada, palazzo, anfratto o luogo interiore, diventa spazio da indagare, tempo da vivere. La fatica dell’esistenza.

Tutto ciò, Petruccioli lo fa diventare parola. La sua scrittura nasce, si fa parentesi e si subordina continuamente, insinuandosi nelle stanze interiori del lettore. Tutto, con una certa discrezione, cadenzando spesso il non detto, che è ciò che fa di questo romanzo la grande sua bellezza. E’ in quel vuoto che ci si riscopre come mancanti, con metà della propria testa vacante, perché il pensiero degli altri colmi sentimenti. Con uno stile elegante e che non assomiglia ad altri, Petruccioli emoziona, ogni volta che, per ricostruire le sue case/puzzle, inserisce pezzi fondamentali in un progetto di esistenze, dove non è mai completamente definita la costruzione. Semmai solo la colpa e la rimozione. “Perché è nel nostro legame con i luoghi che si inscrive la nostra capacità di relazione e sentimento, dunque di riconoscimento degli altri e in definitiva di noi stessi”. Leggendo La casa delle madri, ancora di più, ci si riconosce tutti in fitto, provvisori, pronti ad abitare ed essere riempiti e/o svuotati da presenze che sono state, sono e che forse saremo. 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...