Ezio Sinigaglia e la tragica ricerca dell’amore

Della paura di “mostrarsi goffo”, insieme all’esperienza dell’ignoto, della tragica ricerca dell’amore. Del terrore di restare imprigionati, all’interno di ciò che forma non ha, solo sostanza, l’amore. Perché, invece, della forma, Fifty-Fifty Sant’Arem nel Regno di Marte (Terrarossa edizioni), il nuovo romanzo di Ezio Sinigaglia, ne fa la sostanza. Non sarà un caso se il romanzo è pubblicato nella collana Sperimentali dell’ottima casa editrice Tearrarossa. Selezionato dalla Giuria dei Letterati per il Campiello 2022. 

Un romanzo sull’amore e sulle diverse forme che assume, donando identità a chi ne fa l’esperienza, amante e amato sono le forme del desiderio. E in ciò lo scrittore ha fatto sempre di questo espediente l’essenza dei suoi lavori. Per quanto, ogni romanzo di Sinigaglia è profondamente diverso dal precedente.

Il Fifty-fifty del titolo é Fifí, personaggio emblematico, anche lui dimezzato fra annullamento di sé e pura corporeità. Il narratore racconta di aver rinunciato ad ogni altra relazione, per il giovane uomo. Eppure si tratta niente affatto di una corrispondenza d’amorosi sensi, perché di amore non ricambiato. In realtà anche Fifí è innamorato di Aram ma sceglie modi diversi d’amare. Questa varietà di modalità, attraverso cui si estrinseca l’amore diventa la strada attraverso cui il narratore ripercorre i tre anni, sei mesi e dodici giorni di un singolare rapporto. Fra stagioni con derive e approdi, attese e desideri, le composizioni geniali dell’amico comune, Stocky, daranno a tutti la possibilità di avvertirsi provvisori e precari, facendo l’esperienza dell’amore come diritto ad amare e non in quanto diritto di ciascuno di essere amati.

Sono anni che Sinigaglia ragione e interpreta le forme. Innanzitutto, attraverso una lingua che non ha pari in Italia. Indefinita. La stessa con cui cerca di offrire al lettore una probabile definizione dei suoi emblematici personaggi, di cui scrive (e con cui soffre, è evidente). Non c’è mai slancio, solo un concedersi a metà. Perché il vuoto non è soltanto mancanza di pieno, può essere resistenza all’appagamento. Mai definitivo, ossessivamente ricerca di bisogni, di conferme, di spazi e tempi che hanno l’ora del tempo feriale: “Devi pur scegliere, Aram, mi dicevo allo specchio. Da che parte stai?”. Decidere di non scegliere, comunque, è una scelta.

Sinigaglia si fa sempre più esigente come scrittore, e il lettore si accorge di essere inseguito, redarguito, perché non gli si offre il respiro. Perché la narrazione e la scrittura di questo grande autore hanno radici salde e mettono in piedi alberi e arbusti fitti. E i suoi personaggi producono foglie e frutti sempre cangianti. Al modo dell’amore, che sceglie tempi, spazi e luoghi in cui abitare, in nome di “quella pace senza turbamento che nessuna amante” riesce mai a definire, descrivere. Abitare.

Pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno del 29 marzo 2022

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